Science

Capillarità

Negli spazi stretti, le interazioni tra liquido e superficie possono farlo salire o scendere.

Che cosa succede

La capillarità nasce dall’equilibrio tra adesione alla superficie solida, coesione del liquido e tensione superficiale.

L’acqua bagna bene il vetro pulito: in un tubo stretto forma un menisco concavo e sale sopra il livello esterno. Il mercurio sul vetro si comporta diversamente e forma un menisco convesso.

Che cosa modifica il fenomeno

Più il tubo è stretto, più la superficie conta rispetto alla quantità di liquido e maggiore può diventare l’altezza capillare.

Perché è utile

Carta assorbente e materiali porosi sfruttano la stessa famiglia di effetti. Nelle piante, però, il trasporto dell’acqua è più complesso e non dipende dalla sola capillarità.

Un passo in più

Per capire bene il fenomeno conviene separare ciò che lo provoca dal risultato visibile. Temperatura, pressione, concentrazione, superficie di contatto e natura dei materiali possono cambiare la velocità del processo o lo stato finale. Nei sistemi reali più fattori agiscono spesso insieme.

Per questo lo stesso fenomeno può apparire diverso in laboratorio, in cucina o all’aperto. La chimica e la fisica di base restano le stesse, ma cambiano le condizioni.

Che cosa cambia nella pratica

In un caso reale, geometria, impurità, rivestimenti, umidità, flusso o processo di produzione possono modificare ciò che osserviamo senza cambiare il meccanismo principale.

Per questo due oggetti fatti con materiali simili possono comportarsi in modo diverso. Non basta chiedersi di che cosa sono fatti: conta anche come sono costruiti, in quali condizioni e per quale funzione.